Cosa visitare a Terni – LA CASA DI G. GIOACCHINO BELLI

By TerniTurismo

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Marzo 25, 2021

LA STORIA D’AMORE TRA GIOACCHINO BELLI E MARIA CONTI

Aveva 22 anni Giuseppe Gioachino Belli   quando affascinò “Mariuccia” il cui padre era ternano. Nel 1813, quando rimase “fulminata” dal fascino di Gioachino, s’era da poco separata dal marito, sposato un paio d’anni prima. Non era stata un’unione serena quella con Giulio Pichi, rampollo d’una antica famiglia marchigiana. Maria era rimasta incinta, ma il bambino era nato morto.

Maria Conti, sfidò tutti fuggendo col suo amato e sopportò con fierezza il “disonore” di una gravidanza “fuori dl matrimonio”, almeno fino a quando non si potette procedere a “giuste nozze”.

Quando iniziò la relazione tra lei ed il giovane Giuseppe Gioachino, uomo brillante e piacente, i commenti non furono certo benevoli. Anche perché Maria non solo era più anziana di 13 anni, ma non era nemmeno una gran bellezza. Quando, nel 1816, si sposarono a Roma si disse che il giovane poeta “aveva appiccato il cappello”.

Di fronte al coraggio e alla determinazione della sua “Mariuccia”, Gioachino non rimase insensibile e, nutrì per sua moglie ben di più che un affetto dettato solo dalla riconoscenza.

A riprova che non si trattò solo di “appiccare il cappello” c’è il fatto che il patrimonio di “Mariuccia” a conti fatti risultò assai meno ricca di quel che tutti ritenevano. Il patrimonio lo aveva in gran parte dissipato Giulio, anche se comunque, restavano diverse proprietà a Roma e soprattutto a Terni.

I SONETTI INSPIRATI A TERNI

Giuseppe Gioacchino Belli fu un fine dicitore, appassionato di letteratura e di storia, sul finire degli anni Venti il Belli cominciò a scrivere sonetti
in romanesco. E diversi ne sfornò proprio durante i suoi soggiorni ternani: una sessantina.

Raramente però Terni è nominata nei circa 2.300 sonetti che costituiscono la sua opera.

Accade in “E se magna”, che è del 1832, scritto in occasione della nomina a cardinale di Ludovico Gazzoli;

in “Li ciarvelli de li signori” (1834), nel quale si criticano coloro che “…viengheno apposta / da quer culibbus-munni de paesi, / nun antro che pe’ vede in certi mesi / la Cascata der Marmoro…” manco che “…in cammio d’acqua, scaricasse vino”;

e in “Certe parole latine”, del 1836, in cui Belli racconta di “Quanno annai cor padron de zi’ Pacifica / a Terni indove er marmo se pietrifica”.

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– GiaVero  25 Marzo 2021 –

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